Costituzione a tappe forzate

L’opposizione è in ritardo, cancellati 130 emendamenti. E’ un blitz a norma di legge quello messo a segno nella seduta in notturna della commissione affari costituzionali al Senato, mercoledì 9 febbraio. Nei primi tre minuti di riunione, il presidente Andrea Pastore di Forza Italia ha chiamato i senatori dell’opposizione e, registrandone l’assenza, ha dichiarato decaduti gli emendamenti di cui sono relatori. Un nome, due, tutti gli altri fino a cestinare 130 possibili discussioni su altrettante modifiche al testo di riforma della seconda parte della Costituzione. Fairplay azzerato, accusa ora l’opposizione: “Hanno avviato la seduta senza aspettare che noi fossimo in aula. Ancora una volta la maggioranza abolisce il dibattito con l’opposizione”.
La fretta di chiudere l’esame e completare la seconda lettura detta i tempi per un calendario sincopato che sente l’urgenza delle regionali. Inoltre alle Camere restano poco più di mille ore per legiferare, fino alla fine della legislatura.
Sulla riforma costituzione preme poi il diktat della Lega. Gli uomini di Bossi impongono all’esecutivo di chiudere il testo che contiene la devolution prima del rinnovo delle cariche di governatore. Quindi, da giovedì, il progetto che di fatto riscrive la nostra Carta, torna in Aula al Senato. Sarà quasi certamente approvato entro marzo.
“La situazione era tranquilla, non c’era nessuna atmosfera di ostruzionismo – spiega Andrea Manzella – l’opposizione aveva persino ritirato alcuni emendamenti e garantito fin dalle scorse sedute che le dichiarazioni di voto sarebbero state concise.

Hanno approfittato di un quarto d’ora di trambusto, all’inizio della seduta, quando ancora non tutti i senatori dell’opposizione erano in aula”.
Un incidente di percorso, un banale ritardo tecnico, si sarebbe tentati di minimizzare. “Ma il fairplay impone che ci sia tolleranza – dice ancora Manzella – molti dovevano ancora arrivare perché uscivano da altre commissioni, da altri impegni. L’opposizione non aveva abbandonato l’aula nè aveva dichiarato di volerlo fare. Sono bastati tre minuti. L’ennesimo abuso”.
Una vergogna, per Stefano Passigli che spiega: “in pratica non completeremo l’esame in commissione. L’intenzione della maggioranza è quella di incardinare il testo in aula, come si dice in gergo. E cioè di farlo passare direttamente in Senato, senza discussione. Eppure l’opposizione ha dato più di un segnale di apertura. Abbiamo ritirato l’80 per cento degli emendamenti. Su quelli per noi più importanti non abbiamo mai ottenuto risposta. Risultato: 15 articoli sono stati approvati in sette ore, un tempo ridicolo. E in Aula dedicheranno al massimo 25-30 ore. Hanno di fatto blindato il testo che, se possibile, è stato solo peggiorato nel corso dei passaggi. Era meglio quello dei cosiddetti saggi di Lorenzago”.

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