Mancino: “Con questa riforma è a rischio il sistema delle garanzie”

In seduta notturna, per accelerare i lavori della commissione affari costituzionali in Senato. Il testo di riforma della seconda parte della Costituzione, già approvato in prima seduta dalle Camere, deve ora passare l’esame degli emendamenti prima di tornare in aula. La sensazione è che la maggioranza voglia dare una spinta e concludere i lavori. Una fretta dettata forse dal fatto che il calendario preme: di giorni per legiferare ne restano pochi, almeno secondo i calcoli del ministero per i Rapporti col Parlamento. Un migliaio di ore, al netto delle festività, per approvare 45 leggi. In mezzo, gli appuntamenti elettorali. E tra le scadenze che premono forte in questi giorni ci sono proprio le riforme istituzionali con il corollario pesante della devolution. C’è il sospetto insomma che questa maggioranza voglia approvare la riforma della Carta prima delle regionali, per fare in modo che un possibile referendum, per ragioni di tempo, slitti oltre le politiche del 2006. Senatore Mancino, il pressing della maggioranza sembra si sia fatto insistente, è così?“Vogliono approvare le riforme entro la legislatura, questo è evidente. Ma noi dell’opposizone abbiamo già detto che non faremo nulla per impedirlo. Solo che vogliamo sia chiara una cosa: non siamo disposti a trattare sul sistema delle garanzie costituzionali. Un sistema costituzionale realmente democratico, infatti, dovrebbe affiancare a un Capo dell’esecutivo che disponga di poteri effettivi per la realizzazione del programma di Governo un sistema di garanzie delle libertà dei cittadini e delle minoranze”Gli emendamenti sul tavolo però sono molti, l’opposizione può ritardare la discussione…“Nella seduta notturna di ieri abbiamo dato disponibilità a contenere le dichiarazioni di voto sugli emendamenti essenziali.

Ci sono però cardini della discussione su cui non siamo disposti a cedere. E cioè sui poteri del Capo dello Stato, per esempio, sulla Corte Costituzionale e sui rapporti tra governo e Parlamento. Non potremo mai accettare un Presidente della Repubblica ridotto al ruolo di notaio, un Senato esautorato dei suoi poteri, così come lo disegna il testo uscito dalla Camera, un governo capace di tenere in scacco l’intero Parlamento con la semplice minaccia della sfiducia. E, ancora una volta, ieri, abbiamo avuto la prova che questa maggioranza non è disposta a ritoccare il disegno di legge, non vuole modificarlo”.Ci racconta cosa è successo?“Dunque, in apertura di seduta, il presidente Andrea Pastore, di Forza Italia, chiede quali siano i punti su cui l’opposizione insiste. Sia il senatore Bassanini che io interveniamo per ribadire quanto già detto e cioè che il sistema delle garanzie non è in discussione, non siamo disposti a passarci sopra. Del resto, per fare un altro esempio, in un sistema maggioritario si vota a maggioranza. Il costituente nel ’47 aveva fissato e non a caso un quorum per l’elezione dei giudici della Corte Costituzionale e i giudici vengono eletti dal Parlamento in seduta comune. Ora nel testo di riforma il meccanismo di nomina cambia, i giudici scelti dal Parlamento sono 7 e non più 5; quattro scelti dal Senato e tre dalla Camera e appare opportuna anche una modifica dei quorum. Analoghe considerazioni valgono per l’elezione del Capo dello Stato, che altrimenti sarebbe spogliato della sua funzione di garanzia nei confronti degli altri centri del potere politico.Poi, ancora, sul numero dei deputati, abbiamo detto che siamo disposti a discutere.

Ma loro intanto hanno aumentato a dismisura i deputati eletti nella circoscrizione Estero, ne hanno proposti 18. E non intendono ragioni nemmeno quando si fa notare che, in caso di voto di fiducia, i deputati che vivono in Australia non hanno il tempo sufficiente per esprimere il loro voto. Fanno muro anche sulle goliardate come quella di abbassare l’eleggibilità al Senato da 40 a 25 anni. Ma insomma, chiediamo, siete sicuri che un giovane di 25 anni, nel caso venga eletto presidente, sia idoneo a sostituire il Capo dello Stato? Perché potrebbe essere chiamato a farlo. Eppure se se ne parla lontano dalle sedute in commissione, chiunque è disposto a ragionare e a capire che la cosa non è fattibile”.Dunque quali sono le sue conclusioni, senatore Mancino?“Questa maggioranza ha paura di ritoccare il testo di riforma, perché qualsiasi intervento riporterebbe l’iter al punto di partenza e cioè alla prima lettura, il che allungherebbe i tempi di approvazione”.

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