La prescrizione vanifica i processi

L’allarme è pesante: la giustizia italiana è lenta, ridotta quasi all’asfissia e ha bisogno di riforme condivise. Il procuratore generale Francesco Favara nel discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario non risparmia nemmeno attacchi espliciti. Nell’aula magna della Cassazione, davanti a Carlo Azeglio Ciampi, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al ministro della Giustizia Castelli, Favare non tralascia nulla. La presenza del capo dello Stato evita la contestazione. Ma è solo un rinvio: sabato 5 gennaio, durante le cerimonie nelle corti d’appello dei 26 distretti, non si risparmieranno le proteste.
Il testo integrale del discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario.Riforme condivise. “La sola riforma dell’ordinamento giudiziario – pur necessaria, a prescindere da ogni valutazione sul suo contenuto – non è assolutamente sufficiente”. Ma i cambiamenti devono essere condivisi: “Se Parlamento e governo daranno al Paese riforme giuste e condivise, leggi moderne che possano delineare un sistema di giustizia efficace e tempestiva e strutture adeguate, il risultato non potrà mancare”. Favara sottolinea che “al legislatore è affidato il difficile compito di trovare un nuovo punto di equilibrio tra le due esigenze apparentemente contrapposte: garanzia ed efficienza. Ciò anche al fine di porre termine ad una situazione ormai insostenibile che, a livello europeo, ci vede permanentemente sotto preoccupata osservazione”.

Processi troppo lunghi, prescrizione troppo breve. “Nel campo penale, si è voluto estendere, oltre ogni ragionevole misura, le fattispecie criminose e le garanzie processuali (sovente prive di effettivo contenuto sostanziale), senza tener conto del progressivo allungamento del processo. Con la conseguenza che si assiste ad una sostanziale vanificazione del processo penale, il quale, quando non è ”fulminato” dalla prescrizione, produce o una pena che può apparire come una tardiva vendetta dello Stato nei confronti di una persona ormai mutata negli anni, oppure una assoluzione che non ripaga dei danni economici ed esistenziali sofferti in conseguenza del processo”. Il riferimento è alla legge ex Cirielli, nota anche come salva-Previti (attualmente all”esame del Senato) che taglia i tempi di prescrizione e potrebbe vanificare i processi penali, soprattutto quelli in corso. Favara, confermando “le considerazioni svolte nella relazione dello scorso anno”, quando chiese l”allungamento dei termini di prescrizione, rileva infatti che il perseguimento dell”estinzione del reato rischia addirittura di essere agevolato se i relativi termini saranno ridotti, con ulteriore incremento delle impugnazioni. Diritti umani. L’Italia continua a essere la più condannata – tra i 46 paesi del Consiglio d’Europa – per violazione dei principi della Convenzione dei diritti dell”uomo: nel 2003 ha totalizzato 103 condanne su un totale di 521 verdetti emessi dalla Corte di Strasburgo, soprattutto a causa della eccessiva durata dei processi e dell”esecuzione forzosa degli sfratti.

Il numero delle condanne registra “comunque un miglioramento rispetto agli anni precedenti, in particolare il 2000 (con 233 condanne), il 2001 (con 359 condanne), il 2002 (con 325 condanne)”. Politica e giustizia. “L’autonomia e l”indipendenza di cui gode, secondo la Costituzione, la magistratura deve essere sempre rispettata come ha più volte ribadito il capo dello Stato”. E sugli attacchi ai giudici aggiunge che “la fiducia implica anche il rispetto per le sentenze e per la funzione giurisdizionale, che attraverso esse si esprime. Le sentenze e più in generale, le attività dell’autorità giudiziaria possono essere certamente giudicate. Non però contestate o strumentalizzate per fini diversi”. Magistratura più efficiente. “I magistrati, dal canto loro, devono impegnarsi, oltre che ad amministrare la giustizia in modo solerte e essenziale, anche nella elaborazione di moduli organizzativi che contribuiscano al miglioramento del servizio, e per la eliminazione delle residue sacche, fortunatamente limitate, di scarsa operosità”. Criminalità in aumento. In Italia e in generale in Occidente, è in atto “una impressionante esplosione della criminalità”. Il pg spiega che “si calcola che dalla fine della seconda guerra mondiale in tutto il mondo occidentale i tassi di criminalità si siano addirittura decuplicati”. “Questa massa critica di reati preme su strutture organizzative della giustizia penale, in proporzione, poco finanziate e poco irrobustite”.

Meno pendenze, più procesi. Calano le pendenze penali, sale di conseguenza il numero dei procedimenti definiti. E se è in discesa il ricorso al rito abbreviato (-5,3%) si registra un aumento consistente dei procedimenti definiti con il patteggiamento (+11,2%). “Permane ancora assari elevato il numero dei delitti dei quali sono rimasti sconosciuti gli autori”. Favara sottolinea che, nel periodo dal primo luglio 2003 al 30 giugno 2004, sono rimasti impuniti “2.320541 delitti (+ 3,7%), pari all’81% di tutti i delitti denunciati”. In particolare, “sono rimasti ignoti il 95 per cento degli autori dei furti (un punto percentuale in meno rispetto all’anno precedente), circa il 50 per cento degli omicidi tentati e consumati e l’80 per cento delle rapine”. Boom di truffe sul web. Sono più che raddoppiate in un anno. Tra l’1 luglio 2003 ed il 30 giugno 2004, si legge nella relazione di Favara, i delitti per i quali è stata esercitata l’azione penale o si è proceduto all”iscrizione contro ignoti sono stati 2.886.281, con un aumento, rispetto all’analogo periodoprecedente, di 104.029 unità (+3,7%). All’origine vi è «l’impressionante aumento delle truffe, le quali sono più che raddoppiate (+130%)». Il fenomeno, si rileva, «sembra attribuibile all’incremento delle truffe informatiche mediante l’uso della telefonia mobile e di Internet, nonché alle iniziative delle associazioni di consumatori in occasioni di eventi collegati al mercato finanziario ed obbligazionario».

Tempi lunghi per le cause di lavoro. Le controversie di lavoro e previdenza sociale, che rappresentano il 43% del contenzioso civile di primo grado e il 46% del contenzioso dappello. La durata della cause di previdenza, sia in primo che in secondo grado, continua ad aumentare: 938 giorni le prime (131 giorni in più rispetto alla durata dell”anno precedente), 936 giorni le seconde (141 giorni in più). La durata dei processi di previdenza supera ora la durata media dei giudizi civili di appello, pari a 894 giorni. Per le cause di lavoro la durata del giudizio di primo grado ha presentato un allungamento di 22 giorni, mentre la durata del giudizio di appello si è ridotta di 9 giorni.

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