I centristi e le riforme

Caro Scalfari, lo specchio della coscienza rimanda immagini non sempre trionfali e brillanti. Ma la voce parla chiaro, anche negli echi lontani degli avversari.
Provo a rispondere alle sue critiche. Lasciamo da parte la finanziaria, che è un cantiere ancora aperto. E lasciamo da parte anche il ministro Siniscalco che si spiegherà con le cifre. Quelle finali, intendo dire.
Lei mi critica per aver votato una riforma costituzionale «che a suo dire ci porterà alla bancarotta». In realtà, abbiamo votato una riforma che arriva in porto assai diversa da come era partita. Per cercare di cambiarla ci siamo assunti le nostre responsabilità e i rischi del caso. Partiamo dalle conclusioni. La devolution è controbilanciata da tante competenze che tornano, come è giusto (ma come non era così ovvio), allo Stato. La cosiddetta clausola di supremazia segna il primato della politica nazionale sul localismo. La parola sussidiarietà è entrata a pieno titolo nel lessico costituzionale. Il premierato è temperato dalla possibilità di approvare una mozione di sfiducia costruttiva.
I nostri emendamenti su questi argomenti a luglio erano eversivi per molti nella maggioranza e salvifici per qualcuno all´opposizione. Ora le parti sono capovolte. Ma gli argomenti sono sempre quelli.
Non è un caso del resto se nelle ultime settimane molte critiche sono cambiate di segno. Nessuno parla più di rischi di dissoluzione dell´unità nazionale. Anzi, il contrario. E molti costituzionalisti vedono un premier a rischio di ingessatura, non già titanico e onnipotente.

Si può discutere, si può criticare, capisco bene. Ma la deriva secessionista e la deriva plebiscitaria che hanno turbato tanti sonni nei mesi scorsi sono finite nel repertorio dei fantasmi. Non hanno più né carne né ossa. Abbiamo votato a maggioranza, è vero. E questo pesa. Soprattutto al mio partito e a me. Ma ci sarà pure da interrogarsi su di un´opposizione che scrive premierato e federalismo nei suoi programmi, vota n emendamenti con la maggioranza e poi decide che il risultato finale è una sorta di golpe mascherato. Mi pare un po´ contraddittorio. Da parte del centrosinistra capirei più l´accusa di un plagio che la denuncia di un pericolo. Si poteva fare di meglio, fare di più Forse, sì. Sono tra quanti avvertono in pieno le difficoltà e i rischi di questa fase politica. E avverto anche le difficoltà della mia parte. Del resto, in uno scenario che è già fin troppo elettorale i moderati pedalano in salita, di qua e più ancora di là (come registra dal lato opposto Giovanni Sartori). E tuttavia, resta curioso il fatto che quando il nostro profilo politico è più alto e i vincoli di coalizione un po´ meno stretti si punti il dito contro lo spettro neocentrista. E quando invece il vincolo di coalizione impone passi meno baldanzosi diventiamo tutto ad un tratto tigri di carta. Viene alla mente quel trattato del ´400 contro la stregoneria, il “Malleus maleficarum”, che suggeriva di gettare la strega legata in acqua. Se fosse affogata, pazienza. Se fosse rimasta a galla, era il diavolo che la sorreggeva e dunque andava arsa sul rogo al più presto.

Io cerco di cambiare e migliorare la mia coalizione per quanto posso e di salvaguardare la democrazia dell´alternanza per quanto devo. Mi capita di sbagliare, certo. La mia coscienza registra tutto impietosamente. Ma mi dice anche che il percorso obbligato della macchina bipolare passa di qui.
*Segretario Udc

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