“Il mio no a questa riforma” | Libertà e Giustizia

“Il mio no a questa riforma”

“Sarà una grande festa, certo. Ma il messaggio deve essere ben chiaro. Questa riforma è una brutta riforma, la Casa delle Libertà vuole dare al paese una Costituzione incostituzionale”. Non ha paura dei paradossi Lorenza Carlassare. Costituzionalista, docente di diritto pubblico all’Università di Padova, è pronta a salire sul palco del Teatro Smeraldo di Milano per spiegare come e quanto potrebbe cambiare l’Italia se passa il testo dei saggi di Lorenzago. L’appuntamento è per sabato, 19 giugno: nel gruppo degli studiosi di Astrid è con Libertà e Giustizia tra i promotori dell’iniziativa. Ma quel che aveva da dire, Lorenza Carlassare, che tra l’altro ha firmato con altri 62 specialisti il volume edito da Passigli, “Costituzione: una riforma sbagliata”, lo ha detto anche alla Commissione Affari Istituzionali della Camera, martedì scorso, durante l”audizione, in qualità di esperta. “Il fatto terribile – spiega – è che con questa riforma della forma di governo si tocca la forma di Stato. Si distrugge cioè lo Stato democratico di diritto”. Il pericolo, sostiene, si annida in molti dei punti della riforma già approvata in prima seduta al Senato e ora al vaglio di Montecitorio.
Professoressa, ci aiuti a capire: cosa c’è di così scandaloso in questa riforma?“Dunque, innanzitutto, questo progetto ha lo scopo di eliminare ogni vincolo, ogni regola per fare una abbuffata di potere. Rompe il principio fondamentale che sta alla base del costituzionalismo e ne è quasi l’essenza, il principio cioè del ‘potere che limita il potere’.

Il premier diventa padrone assoluto della politica, del Parlamento, di tutto. Può chiedere e ottenere lo scioglimento della Camera dei deputati sotto la sua insindacabile responsabilità. Il capo dello Stato viene privato di una serie di decisioni molto importanti, non può più intervenire nella designazione del capo del governo chiedendo alla maggioranza in Parlamento di esprimere il presidente del Consiglio che vuole. Non decide più per esempio quando le elezioni anticipate siano necessarie. Insomma, perde la sua funzione di controllo e di garante”.
Un premierato assoluto senza neppure i limiti previsti nelle repubbliche presidenziali, è così?“In poche parole è esaltazione della persona del premier. La nostra è una forma di governo parlamentare. L’equilibrio tra i poteri è garantito dal fatto che c’è una responsabilità politica. Se la maggioranza non è contenta del governo, può mandarlo a casa. Questo progetto di riforma insiste sulla responsabilità del premier. Ma responsabile verso chi? L’intento evidente è quello di neutralizzare la funzione politica della mozione di sfiducia. Ma non si può trascurare il fatto che se il premier cade, si va a votare perché cadono tutti. E in questo gioco c’è un sottile ricatto: chi vorrà andare a casa per far cadere il premier? Con la riforma il premier sarebbe senza limiti di potere. Non ha limiti interni, nel Consiglio dei Ministri e nemmeno esterni”.
In tutti questi cambiamenti, i cittadini che ruolo avrebbero?“Qui viene il bello: i cittadini potrebbero esprimersi solo ogni cinque anni.

Ma poi se qualcosa non va, non sono più in grado di esercitare il loro potere. Cioè saremmo di fronte a una democrazia a intermittenza. Passato il momento delle votazioni, tu, cittadino, hai chiuso: se ne parla tra altri cinque anni, perché il Parlamento non può essere sciolto prima. In ogni democrazia che si rispetti il cittadino deve influire sulla vita dello Stato, sennò tanto vale sorteggiarli questi politici”.
A sentire i promotori di questa riforma, invece, la nuova Costituzione realizza finalmente una democrazia autentica, decisa dalla volontà popolare che ha voluto il premier e quindi sposato il suo programma.”E va bene, allora voglio sapere: se il premier non tiene fede al suo programma, che succede? Nulla, perché nessuno può fermarlo. Nessuno ha le armi per farlo, nemmeno la sua maggioranza che se manda a casa il presidente del Consiglio manda a casa se stessa, automaticamente.Insomma il sistema parlamentare mancherebbe di flessibilità: il sistema previsto dalla riforma non ha capacità di adattarsi ai mutamenti della società. Tutto è cristallizzato al momento delle elezioni”.
Professoressa Carlassare, cosa le fa più orrore di questa riforma?“Tante cose, ma soprattutto una: detesto l’idea di una maggioranza artificiale che fa del premier una prima-donna”
Ma alla fine, crede che sarà approvata?“Sono fiduciosa, la Costituzione del ’48 consegna ai cittadini un’arma importante, il referendum.

Alla fine, si può ricorrere a questo. Perché in Italia la maggioranza non può cambiare da sola la Carta, deve accordarsi con la minoranza. Attenzione, però, questa sarà l’ultima volta: la riforma dei cosiddetti saggi di Lorenzago spunterà anche quest’arma. Imporrà anche per i referendum costituzionali il tetto del quorum”.

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