L’improvvisatore

Signor Presidente del Consiglio,sei mesi fa, all’inizio del semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, ci siamo permessi di scriverLe una lettera aperta, dal titolo “Il contratto con gli europei”, nella quale La invitavamo a porre l’attenzione su due questioni cruciali per l’Europa: il nuovo Trattato e il rapporto transatlantico. Sul primo punto Le chiedevamo di “adoperarsi in maniera propulsiva per evitare che gli esiti della conferenza intergovernativa, invece di far progredire l’Unione, la facciano paradossalmente entrare in un periodo di stallo o, peggio, indietreggiare”; sul secondo, di “operare per una distensione tra le due sponde…nella convinzione che uno scontro tra civiltà non deve esistere ma neppure uno stato di subalternità dell’uno rispetto all’altro”.Su quest’ultimo aspetto non ci sono cambiamenti di rotta da registrare: nonostante la risoluzione 1511 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, i rapporti Ue-Usa in questo periodo non si sono distesi, prova ne è l’esclusione di un preciso numero di paesi europei dalla ricostruzione in Iraq, decisione che mira a spaccare ulteriormente l’Europa. La Sua politica è rimasta quella di compiacere il Presidente Bush, il cui interesse è un’Europa debole e divisa, una visione miope giacché il passato ha dimostrato che, al contrario, è interesse americano avere un’Europa forte e unita, capace di essere un alleato credibile sullo scacchiere internazionale.Sul negoziato per il nuovo Trattato la presidenza italiana ha denotato una mancanza di cultura comunitaria, improvvisando su tutto, quasi che l’Italia fosse un neofita sul palcoscenico europeo.

A fronte di proclami, imprudenti quanto megalomani, che hanno costellato i sei mesi di presidenza, dall’inizio (“firmeremo il Trattato a Roma entro dicembre”) alla fine (“ho la soluzione in tasca che metterà tutti d’accordo”), il risultato finale è peggiore della più fosca attesa perché lascia tutto aperto, senza prospettive, né di sostanza né di calendario.Formalmente le colpe di questo stop sono state attribuite a Spagna e Polonia, contrari alla doppia maggioranza, ancora una volta a dimostrazione di come l’Europa non può crocefiggersi sul potere di veto di questo o quel paese, facendo prevalere l’Europa dei governi su quella dei popoli. Sembra che Lei abbia avuto cedimenti nei confronti di questi due paesi, casualmente filo-Bush come Lei. La Spagna, che dalla sua adesione nel 1986 ha dato un notevole contributo all’integrazione europea, è uscita dal suo solco storico e la Polonia, non ancora membro dell’Unione, ha dimostrato una visione biecamente utilitaristica e poco comunitaria dell’Europa. Pessime posizioni che non andavano assecondate.Lei ha però voluto attribuire la colpa anche al personalismo di alcuni leader, riferendosi in particolare a Chirac. Francamente se un comportamento veramente lesivo delle regole comunitarie da parte della Francia (e della Germania) si è verificato, ciò è stato in occasione di quel famigerato Ecofin dove si sono apertamente violate le regole del Patto di stabilità. Allora l’Italia non ebbe nulla da eccepire, anzi si dimostrò furbescamente connivente.

Lei stesso, tra l’altro, ha ecceduto in personalismi in più occasioni, apportando profonde ferite al metodo comunitario, come nel caso della Cecenia: un altro esempio della Sua abitudine ad ignorare le posizioni comuni faticosamente raggiunte pur di andare in soccorso dell’uomo forte di turno.Per questi motivi, noi riteniamo che l’Italia abbia contribuito, attraverso la presidenza di turno, a far regredire l’Europa. A questo punto la “cooperazione rafforzata” tra alcuni paesi, come avvenne per l’Euro o per Schengen, sembra una strada obbligata. Il punto è se l’Italia ne farà parte oppure no.

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